(Luglio/2008)
ASSO DI PICCHE
 
Banca Popolare di Milano

un dictat irrituale


Nel Comunicato Stampa della Banca si legge:
"Su richiesta della Consob e in aggiunta a quanto già segnalato con i precedenti comunicati del 14 e 16 luglio c.a., questa Banca precisa che gli interventi richiesti dalla Banca d'Italia prevedono un intervento a livello statutario che riguarderà in particolare le tematiche della riduzione del numero complessivo degli amministratori della Capogruppo, della rimodulazione del premio di maggioranza per la lista risultante più votata, della modifica di taluni quorum assembleari, della valorizzazione e sviluppo delle figure degli amministratori indipendenti nell'ottica dell'ottimizzazione della governance e di una più marcata distinzione dei ruoli svolti dall'organo amministrativo e dal management della Banca".

E' indubbio che Draghi, in qualche misura, impone alla Banca una serie di modifiche allo Statuto, modifiche che, ovviamente, dovranno essere sottoposte ad una assemblea straordinaria con l'obbligo di doverose approvazioni. Vietato votare contro.

Si può e si deve discutere se rientra nei poteri di Bankitalia interferire in modo così pesante sulla gestione di una Banca, per di più Popolare.

L'interferenza di Draghi è netta e gravida di non si capisce quali sanzioni nel caso in cui l'assemblea dissenta.

E' opportuno ricordare che nella Società è presente un forte sindacato di azionisti minori, molto spesso, in contrasto con gli Amministratori.

Se l'assemblea approverà le modifiche allo statuto, una delibera "imposta" - Consob avallando - ha tutti i crismi per essere impugnata?

Una modifica - ad esempio - sul quorum assembleare potrebbe - o dovrebbe - far testo per tutte le Popolari?

Comunque sia, stà di fatto che l'intervento di Draghi costituisce, quanto meno, un dictat irrituale.