(Luglio/2008)
ASSO DI PICCHE
 
Eni/Syndial

il dilemma


Il Tribunale di Torino ha condannato la Syndial, società del Gruppo ENI a pagare una multa di ben 1,9 miliardi di Euro al Ministero dell’Ambiente.
La multa deriva dall’uso del Ddt nel vecchio stabilimento di Pieve Vergonte, in Piemonte, negli anni che vanno dal 1990 al 1997.
Il Consiglio d’Amministrazione di ENI con una nota ha informato che :”nella riunione odierna ha condiviso la decisione della sua controllata Syndial di presentare ricorso in appello contro la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Torino".

Non è stato comunicato, però, l'importo che verrà accantonato se pur in via prudenziale. In questo caso, infatti, la somma costituirebbe un duro colpo per i conti della Società presieduta da Scaroni, ma, ancora di più, per la Syndial stessa, la cui situazione economica è a dir poco disastrosa.

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Dal bilancio ENI al 31/12/2007 si apprende, infatti, che la Società ha chiuso il bilancio 2006 con una perdita di 786,9 milioni, per cui sono state necessarie diverse operazioni sul capitale.

Maggiori informazioni non si possono ottenere, neanche, andando direttamente sul sito della societa http://www.syndial.it/ che consiste semplicemente in una pagina nella quale vengono riportati il nome, il codice fiscale, R.E.A. e che la Società soggetta all'attività di direzione e coordinamento dell'ENI S.p.A.

E', ovviamente, molto più completo, il sito dell’ENI che prevede anche un numero verde per gli azionisti che desiderano ricevere informazioni, peccato che dopo un messaggio nel quale viene spiegato che il numero è riservato agli azionisti mentre chi desidera informazioni su luce /o gas deve comporre un altro numero, segue qualche squillo a vuoto e poi cade la linea.

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Inutile sottolineare come sarebbe stato molto più apprezzabile e anche trasparente se insieme al doveroso, ma quasi scontato comunicato nel quale Eni confermava di condividere la decisone di presentare appello presa dal Cda di Syndial, anche, illustrare gli effetti economici che la multa, qualora confermata, potrebbe avere sulla Società, soprattutto se non dovesse ottenere la sospensione dell’esecuzione.

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Sotto un altro aspetto la vicenda, invece, costituisce un dilemma quasi paradossale. Da un lato infatti Tremonti, (essendo il Ministero dell’economia e delle finanze, e cioè, il maggiore azionista di Eni) deve sperare che l’appello venga accolto; essendo la quota detenuta dl Ministero “solo” del 20,3%. L’eventuale condanna ricadrebbe in parte solo in parte sui conti del Ministero, mentre, qualora l’appello venisse respinto, l’intero importo entrerebbe nelle casse del Ministero dell’ambiente e, quindi, dello Stato, rappresentando un bel tesoretto; ciò costituisce un dilemma.