(Luglio/2008)
Credem S.p.A.
in attesa del nuovo piano

L’allarme lanciato dal Governatore della Banca d'Italia Draghi, sui conti delle banche pare avere già dei riscontri analizzando il primo trimestre del Credem.

(in migliaia di €)
31/03/08
31/03/07
     
Margine di interesse
143.015
114.643
Commissioni nette
79.243
102.042
Risultato netto dell'attività di negoziazione
(7.236)
49.263
Margine di intermediazione
230.146
263.159
Risultato netto della gestione finanziaria
220.074
257.208
Risultato netto della gestione finanziaria assicurativa
212.639
257.208
Accantonamenti netti ai fondi per rischi ed oneri
4.404
(279)
Altri oneri/proventi di gestione
14.316
11.599
Costi operativi
(149.823)
(155.687)
Utili (perdite) delle partecipazioni
202
1.866
Utile (perdita) della operatività corrente al lordo delle imposte
62.944
103.396
Utile (perdita) d'esercizio
47.356
61.974

I dati al 31/03/2008 mostrano, infatti, una notevole contrazione dell’utile netto di periodo (-21% ).
Dall’analisi dei dati si evidenzia come ad impattare negativamente il risultato contribuisca fortemente sia il forte calo delle commissioni nette passate da 102.042 migliaia di euro a 79.243 migliaia di euro (-22,3%) che il deciso peggioramento del “Risultato netto dell’attività di negoziazione” che dall’essere positivo per 49.263 migliaia di euro è passato in negativo - 7.236 migliaia di euro con un sbalzo in negativo del 7,80%.

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Nessuna buona notizia viene, anche, sul fronte dei costi operativi la cui riduzione (-3,9%) deriva essenzialmente dal passaggio in positivo degli accantonamenti ai fondi per rischi ed oneri che era negativo per 279 migliaia di euro al 31/03/2007, mentre, è positivo per 4.404 migliaia di euro al 31/07/2008, così come la voce Altri oneri/proventi operativi di gestione che è passata da 11.599 migliaia di euro a 14.316 migliaia di euro (+18,9%). Sostanzialmente stabili, invece, tutte le altre voci di costo.
In attesa del piano industriale che dovrebbe essere presentato a settembre, la Società presieduta da Giorgio Ferrari ha annunciato un aumento di capitale di 250 milioni che servirà essenzialmente a finanziare l’acquisto di 33 sportelli del Banco Popolare, 34 di Unicredit e 5 filiali di banca privata da Citigroup.

In qualche misura "scontato" l’impegno assunto dalla famiglia Maramotti a sottoscrivere non solo la loro quota ma, anche, l’eventuale inoptato, che costituisce comunque un importante segnale al Mercato. Il Mercato, tuttavia, non pare aver apprezzato molto la richiesta di nuovi fondi, tanto che il titolo ha proseguito nella sua continua discesa.

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Forse più che a pensare a crescere acquistando nuove filiali sarebbe opportuno che il management si concentrasse nel riuscire a rendere più efficienti le sedi già presenti. L’ingresso di nuove filiali necessita, inoltre, l’impiego di risorse sia finanziarie che organizzative oltre che umane, elementi non sempre facili da gestire, soprattutto in momenti come questi in cui è indispensabile essere attivi al massimo sul Mercato.

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L’Amministratore Delegato Adolfo Bizzocchi è convinto della scelta intrapresa. Il Mercato, però, sembra avere qualche dubbio in più. Per adesso chi ne soffre, come sempre, sono i piccoli azionisti che hanno visto ridursi, e di parecchio, il loro investimento e che sono chiamati a versare altri soldi.

Stà di fatto che la quotazione del titolo in un anno è scesa da € 10,40 nel giugno 2007 agli attuali €5,59. In un periodo in cui la Borsa è, in qualche misura, "ballerina" ciò è magra consolazione per chi vede ridursi l'importo del risparmio investito, come nella Credem, in attesa che si costituisca l'annunciato nuovo piano.